L’enoturismo spinge anche l’export. Il caso Vini Gambino



L’enoturismo può spingere l’export delle cantine. E’ la lezione che arriva dall’Etna, dalla Cantina Gambino, un’azienda che può contare su 25 ettari di terreno coltivato a vite e non solo, con circa 150mila bottiglie di vino prodotte ogni anno. Un caso di studio per comprendere quali possano essere le ricadute sui bilanci delle aziende del cosiddetto turismo del vino.  Ogni anno, mediamente arrivano sin qui, nelle campagne di Linguaglossa, Nel versante orientale del vulcano Etna,  oltre 40mila ospiti l’anno per le degustazioni  e sempre ogni anno partono da qui circa 60mila bottiglie di vino.  Spiega Francesco Raciti che insieme ai genitori (Vittorio e Maria Gambino che hanno creato l’azienda) e ai due fratelli guida la cantina: “Il vino per noi è un viaggio per il quale ci si prepara, si studia, si attende e che non finisce mai regalandoci ogni annata colori e sapori diversi e arricchendo l’esperienza del lavoro in cantina di sensazioni e valori unici, dalla terra che li produce alla gente che li ricerca – dice – . Il carattere tipico del nostro vino rispecchia quello del territorio da cui proviene ed è frutto di una saggia attenzione per la tradizione e la tecnologia. Tra i primi a scommettere sulle imprevedibili possibilità di riuscire a interpretare queste terre, oggi hanno imparato molto da questa pluriennale esperienza”.

Qui ci troviamo tra i 500 e i 1400 metri di altitudine, si trovano le località a più spiccata vocazione vitivinicola, e i vigneti più rappresentativi dell’enologia etnea. Proprio a questi vigneti si deve la più antica Denominazione di Origine Controllata siciliana, istituita nel 1968.

“Condizioni uniche di clima e di terreno determinano la tipicità delle uve e del vino dell’Etna – spiegano dall’azienda – . Alle quote più alte gli sbalzi termici tra il giorno e la notte (notevoli, fino a 13-15°C) consentono una maturazione fenolica e aromatica fondamentale per il colore e il sapore delle uve rosse, e per l’aroma delle uve bianche. Il terreno vulcanico “ripiddu” è inoltre ricchissimo di potassio (con concentrazioni doppie rispetto agli altri terreni) che fornisce un equilibrato tenore zuccherino alle uve e un giusto rapporto tra acidi e alcoli”.

 

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