Piste chiuse a Piano Battaglia, la vergogna di una burocrazia incapace



La vicenda delle piste chiuse a Piano Battaglia, sulle Madonie, merita una riflessione più ampia che va al di là del dato di cronaca. Perché a nostro modo di vedere rappresenta il palesarsi di un una malattia. Le pur garbate parole dei gestori lasciano intendere il profondo disappunto di chi ha fatto un investimento. E’ andato in banca, ha chiesto soldi in prestito e li ha spesi per averne un ritorno economico come è giusto che sia in una corretta democrazia economica. Ma quell’imprenditore oggi non è in condizione di lavorare: il perché lo potete leggere nell’articolo pubblicato su questo sito., cioè

A 11 (undici) mesi dalla richiesta di un’autorizzazione (in verità si tratta di un affidamento ma poco importa ai fini del nostro ragionamento) quell’imprenditore che ha speso soldini per rifare gli impianti, che ha speso altri denari per promuoverli e nello stesso tempo promuovere il territorio, non è in condizione di aprirli agli appassionati di sci. Non è in condizione nel pieno della stagione invernale, cioè quando è il momento di fare anche un po’ di cassa oltre a dare un servizio alla collettività. Verrebbe da ridere ma c’è purtroppo da piangere.

Perché poi ci si indigna quando i nostro ragazzi vanno via e mandano a ramengo questi signori della poltrona comoda pagati per risovere i problemi della collettività e invece, a quanto pare, impegnati a costruire uffici complicazione affari semplici. Ci riempie la bocca di turismo, di destagionalizzazione, di valorizzazione delle aree interne e poi chi deve farlo non è in grado (non vogliamo pensare che non voglia) di chiudere nei tempi previsti da leggi vigenti un procedimento amministrativo. Una vergogna che non può passare impunita.

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