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Recupero pneumatici fuori uso: in Sicilia grande potenzialità ma manca ancora la filiera



Un campo in erba sintetica, una pista d’atletica, un pannello insonorizzante così come gli elementi dell’arredo urbano per la sicurezza stradale possono avere qualcosa in comune: essere ottenute dal recupero dei pneumatici fuori uso, con grandi vantaggi per l’occupazione, enormi risparmi economici e ovvi benefici per l’ambiente. Un mercato potenziale enorme che in Sicilia è ancora totalmente da sviluppare nonostante la presenza della materia prima. Basti pensare che nel 2016 nell’Isola sono state recuperate 18.600 tonnellate di pneumatici fuori uso, equivalenti in peso a oltre 2 milioni di pneumatici da autovettura, ossia una “pila” alta 413.000 metri, ben 120 volte l’altezza dell’Etna. Sul podio delle province virtuose Catania con 5.258 tonnellate recuperate, seguita da Palermo (3.771 tonnellate) e Messina (3.150 tonnellate). Questa materia prima, ad oggi, non viene però trasformata e gli impianti di trattamento si limitano alla sola frantumazione spesso destinata agli impianti esteri.

Di questo si è discusso oggi, a Palermo, presso la sede di Sicindustria in occasione del seminario “L’economia circolare del recupero della gomma da pneumatici fuori uso” organizzato da Sicindustria in collaborazione con Ecopneus, la società consortile tra i principali responsabili della gestione dei pneumatici fuori uso in Italia, e che ha visto il coinvolgimento della commissione Ambiente del Senato, del ministero Infrastrutture e Trasporti e dell’assessorato regionale Infrastrutture.

“Oggi – ha detto in apertura dei lavori, Nino Salerno, delegato per l’Internazionalizzazione di Sicindustria – non si può prescindere dal concetto di economia circolare, sul quale la Comunità Europea ha incentrato la politica ambientale. In Sicilia esiste già un esempio virtuoso in tal senso promosso dal Consorzio Ricrea che si occupa del riciclo dell’acciaio. Lo stesso concetto deve essere applicato al riutilizzo della gomma da Pneumatici fuori uso, cosa che genererebbe ricadute importanti sull’economia sia in termini di occupazione sia in termini di sviluppo delle nostre imprese sempre nel pieno rispetto dell’ambiente”.

“La gomma riciclata dei Pneumatici fuori uso – ha spiegato Giovanni Corbetta, direttore generale di Ecopneus – è una preziosa risorsa in molti settori come gli asfalti, rendendoli più silenziosi, durevoli e sicuri; nell’edilizia grazie alle ottime proprietà fonoassorbenti e antivibranti; nello sport, dove garantisce l’ottimale risposta elastica per l’atleta, la capacità di assorbimento degli urti, la resistenza alle deformazioni e agli agenti atmosferici”.

Affinché però l’anello del riciclo si chiuda è necessario organizzare la filiera. Ed è quello che due imprese palermitane stanno facendo a Termini Imerese, creando la rete d’imprese Ecoconglomerati: “Dalla sinergia della Resco Group, che produrrà granulo e polverino di gomma e della Isap di Piero Iacuzzo che produce conglomerati bituminosi – ha annunciato Giuseppe Di Martino, amministratore unico di Resco – puntiamo a realizzare asfalto modificato con il polverino che, oltre al beneficio ambientale, è caratterizzato da una serie di vantaggi rispetto alle comuni pavimentazioni. Perché ci sia un vero e proprio salto culturale occorrerebbe però coinvolgere le stazioni appaltanti nell’introduzione di un criterio di premialità per chi in fase di gara propone l’utilizzo di materiali per l’edilizia provenienti da recupero”.

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“Gli obiettivi fissati dal Pacchetto Economia Circolare, recentemente approvato dal Parlamento europeo, sono ambiziosi, ma non irraggiungibili – ha dichiarato il sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti, Simona Vicari –. La sfida è realizzare una vera ‘circolarità del riciclo’ rimuovendo gli ostacoli, anche normativi, che ne impediscono lo sviluppo e promuovendo l’innovazione. Investire sul riciclo ripaga anche in termini di creazione di nuovi posti di lavoro; secondo la Commissione europea, dall’economia circolare si possono ottenere 580 mila nuovi posti di lavoro e un risparmio annuo di 72 miliardi di euro per le imprese europee impegnate nel settore.  In questo contesto è determinante proseguire con la lotta alle ecomafie: nonostante l’inversione di tendenza, che ha preso il via nel 2015 con l’approvazione della legge sugli ecoreati, per contrastarle c’è ancora molto da fare, specialmente in Sicilia dove sono stati registrati oltre 4.000 illeciti solo nel 2016.”

Una maggiore attenzione al mercato degli “asfalti modificati” è stata chiesta dal presidente della commissione Ambiente del Senato, Giuseppe Marinello: “In Sicilia – ha detto – dobbiamo fare di più per trasformare e utilizzare al meglio i pneumatici fuori uso è assolutamente non comprensibile come il ciabattato prodotto in Sicilia non venga utilizzato qui ma diventi addirittura uno svantaggio competitivo per noi e per le nostre aziende in quanto i nostri competitor del Mediterraneo lo utilizzano per produrre prodotti ad esempio cemento che poi vendono regolarmente in Sicilia o nel Meridione comunque nel nostro Paese a un prezzo inferiore”. Che ha annunciato la firma, nel giro di pochi giorni, “di un decreto del ministro dell’ambiente, ottenuto attraverso la concertazione col ministero della salute, che stabilisce l’utilizzo del polverino l’ambito dell’utilizzo e da qui ci sarà un grande sviluppo dal punto di vista economico e tecnologico di questa sostanza e questo aprirà una nuova frontiera ai pneumatici di fine vita che oggi sono considerati a volte un problema e invece diventeranno sempre più una risorsa”.

All’incontro hanno preso parte: Clara Celauro (Dicam UniPa); Daniele Fornai (responsabile Impieghi e Normative Ecopneus); Giovanni Maria De Lisi (chief executive officer Greenrail srl); Antonino Morvillo (dirigente Area Manutenzione Strade Rap); Giuseppe La Rosa (direttore Ance Sicilia); Maurizio Pirillo (dirigente generale dipartimento tecnico Acqua e Rifiuti); Vincenzo Pupillo (dipartimento regionale tecnico – assessorato Infrastrutture e Mobilità – Area 5).

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