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Scuola, precari in rivolta chiedono aggiornamento graduatorie

La scuola continua a essere in agitazione. Questa volta sono i docenti precari in rivolta. Chiedono che le graduatorie ad esaurimento siano aperte per l’aggiornamento periodico alla loro scadenza naturale, quindi a inizio 2017. Al loro fianco l’Anief che sostiene anche tutti quei docenti supplenti che, con l’inizio del nuovo anno scolastico, hanno avviato le proteste a seguito dell’ingiusta decisione presa in parlamento a inizio 2016 dal partito di maggioranza, attraverso il decreto Milleproroghe, di spostare in avanti di due anni la “finestra” di aggiornamento delle GaE per evitare gli spostamenti di provincia.

Il giovane sindacato, che si è sempre opposto a tale slittamento, ritiene che proprio a seguito delle profonde novità derivate dai tanti trasferimenti di questa estate, con l’introduzione degli ambiti territoriali, l’apertura immediata delle GaE costituisca un’opportunità da fornire agli oltre 40mila docenti abilitati che vi risiedono. Nelle ultime settimane, infatti, il panorama dei posti vacanti e delle disponibilità di cattedre è stato stravolto. Per tali motivi, Anief ha deciso di sostenere la battaglia che associazioni e gruppi di insegnanti stanno conducendo proprio in questi giorni per convincere il governo a sopprimere la norma che posticipa al 2019 l’aggiornamento delle graduatorie provinciali ad esaurimento.

“Impedire a migliaia di precari rimasti nelle GaE di spostarsi da una provincia all’altra dopo un triennio di purgatorio è un’operazione senza alcun senso logico”, sostiene Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal. “La verità è che bisognava consentire l’aggiornamento annuale delle graduatorie ad esaurimento, nonché l’inserimento di tutto il personale abilitato e già presente nelle graduatorie d’istituto, come già disposto vent’anni fa quando la scuola funzionava. Invece, si procede con provvedimenti opposti: prima si blindano le graduatorie, anche per chi ha pieno diritto ad entrarvi ed è costretto a ricorrere ai giudici, poi si porta l’aggiornamento a tre anni. Ora, addirittura a cinque anni”.

“Mantenere le Gae chiuse significa, infatti, continuare a chiamare ogni anno come supplenti di lunga durata gli stessi precari delle graduatorie d’Istituto che ci si ostina a non stabilizzare. Non permettere l’aggiornamento e gli spostamenti, inoltre, significa costringere decine di migliaia supplenti a rimanere su province che tre anni fa avevano posti liberi e oggi possono essere sature. Significa ripetere l’errore fatto in questi giorni con il concorso a cattedra, che ha prodotto dei vincitori in regioni prive di posti vacanti: in questo caso il Miur ha dimenticato di accantonare i posti, esponendosi al ricorso; nel caso degli abilitati in GaE, costringe loro a lavorare dove non ci sono più cattedre libere. Poi ci chiediamo – conclude Pacifico – perché il 70-80 per cento delle 100mila supplenze annuali sono decretate da graduatoria d’Istituto”.

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