Sui Nebrodi ristorante La Falda, l’alta cucina sposa il territorio

Il ristorante “La Falda” la sera di giovedì 14 dicembre sarà il palcoscenico della prima tavola rotonda del Festival del Giornalismo Enogastoronomico. Non solo giornalisti e imprenditori, ma anche tutti coloro che vorranno partecipare all’incontro (basta prenotare al numero 0941.436056) disquisiranno sul tema della serata “Contaminazioni: Mare e Montagne” e assaggeranno le eccellenze del territorio raccontate con originalità dalla cucina di Saverio Piazza, executive chef del ristorante “Il Timo Gourmet” dell’Hotel Four Points by Sheraton di Aci Castello.

 

Il ristorante “La Falda” si trova nel cuore dei Nebrodi a Galati Mamertino nella frazione di San Basilio ed è una piccola azienda a conduzione familiare gestita con maestria da Salvatore Parafioriti, chef e proprietario del locale.

Da quanto coltiva la passione per il cibo buono, sano e genuino e per la buona cucina?

Come mai ha deciso di aprire il suo ristorante proprio sui Nebrodi?

“Lavoro da trent’anni nel mondo della ristorazione e dopo essermi specializzato all’estero e aver lavorato in varie città europee ho deciso di ritornare in Sicilia, dove sono nato e cresciuto. Quella di tornare è stata una scelta difficile, ma dettata dall’amore per la mia terra e per le mie origini, dal desiderio di metter su famiglia e creare qualcosa di mio. Così nel 2008, con l’aiuto e la collaborazione attiva della mia famiglia, della mia mamma e di mia moglie in primis, ho dato vita al ristorante che abbiamo chiamato “La Falda”, proprio perché la struttura si trova su una falda acquifera. Inizialmente ho preferito optare per un’apertura stagionale, poi fortunatamente il riscontro positivo della clientela ha fatto sì che tenessimo la struttura aperta tutto l’anno. Probabilmente i turisti hanno cominciato a conoscerci perché ci troviamo a soli quattro chilometri dalle cascate del Catafurco, che sono uno spettacolo della natura.”

Che tipo di cucina propone ai suoi ospiti?

“Mi lascio ispirare dai prodotti tipici delle mie montagne e cerco di coniugare la tradizione della mia terra con la mia creatività, in modo da differenziarmi da tutti gli altri e dare un’impronta personale al mio locale.”

Cosa è possibile gustare nel suo ristorante, qual è il piatto caratteristico più richiesto?

“Innanzitutto utilizziamo ingredienti di prima qualità, prodotti del territorio nebroideo: la provola con limone, ricotta “tignusa” (cotta al forno), il “canestrato” (formaggio a pasta dura, dal sapore morbido e piccante), i salumi nostrani, funghi, tartufi e l’olio extravergine d’oliva prodotto da noi. Un ingrediente particolare che mettiamo in alcuni piatti è l’olio di cenere, aromatizzato con delle particolari spezie tostate. Privilegiamo i grani antichi, specie la farina di Tumminia e serviamo sempre pasta fresca fatta da noi. Tra i piatti caratteristici del mio locale sicuramente le maltagliate al ragù di suino nero dei Nebrodi servite nel piatto con una spolverata di limone “Interdonato”, un limone dal gusto particolare che si ottiene dall’innesto del cedro nell’arancio amaro.”

Il suo locale ospiterà il Festival del Giornalismo Enogastronomico, cosa si aspetta da questa manifestazione, dall’incontro dei produttori e ristoratori del luogo con i giornalisti?

“Penso sia un’occasione per far conoscere le ricchezze e le potenzialità del nostro territorio. Spero si cominci a comprendere l’importanza della buona cucina, che un cibo buono, sano e genuino per restare tale e mantenere integre le sue proprietà nutritive deve essere cucinato in un certo modo. Ad esempio, l’errore che fanno in molti è quello di pensare che la frittura è più “sana” se fatta con l’olio extravergine d’oliva, ma in realtà non è sempre così, anzi, bisogna tenere presente che l’olio d’oliva ha un punto di fumo di settanta gradi, oltre i quali diventa tossico. Quindi in cucina bisogna tenere conto di tanti parametri se si vuole imparare a mangiare sano.”

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