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Termini Imerese, Albanese (Sicindustria): “Basta Cig, servono investimenti seri”



Alla Sicilia serve una svolta reale a partire dai cantieri da decenni fermi al palo e per finire con il rilancio delle grandi aree industriali come Termini Imerese. E’ il messaggio che arriva da Alessandro Albanese, vicepresidente vicario di Sicindustria e presidente della Camera di commercio di Palermo: “E’ indispensabile – dice Albanese -imprimere una svolta reale, facendo decollare tutti quei progetti e tutti quei cantieri che da decenni sono fermi al palo. Primo fra tutti, quello relativo al Ponte sullo Stretto, infrastruttura strategica per un’Isola che vuole essere connessa al resto d’Europa. Ma anche il rilancio delle grandi aree industriali, a partire da quella di Termini Imerese, ancora incredibilmente bloccata da una politica che, probabilmente, non ha volontà di creare le condizioni affinché possa ripartire”.

“Il clima di incertezza e sfiducia determinato dalla crisi pandemica – afferma Albanese – ha provocato un freno dei consumi e degli investimenti. Il tessuto economico siciliano, peraltro ancora indebolito dalla crisi finanziaria del 2008, sta pagando un prezzo altissimo e, se non si dovessero mettere in campo vere azioni di politica economica, gli effetti saranno sempre più devastanti. È per questo che”.

Centrale nel ragionamento di Albanese la questione che riguarda il rilancio dell’area industriale di Termini Imerese: come si ricorderà è stato presentato un progetto da parte del Consorzio Smart City Group per la riconversione. Progetto che intanto ha avuto il via libera da parte dei commissari di Blutec, titolare dello stabilimento che fu della Fiat.

“Prendiamo atto dell’ultimo progetto Smart Utilities District presentato per il rilancio dell’ex stabilimento Fiat di Termini Imerese, sperando che questa volta la precondizione sia la produzione e non il mantenimento della cassa integrazione” dice Albanese, che lancia un monito: “Si faccia tesoro dell’esperienza e del passato. Finora infatti tutti i tentativi portati avanti con la regia di Invitalia sono falliti nel peggiore dei modi: dal finanziere Simone Cimino con gli indiani della Reva a Corrado Ciccolella che voleva piantare fiori al posto delle linee di montaggio; da Massimo Di Risio con la Dr Motor a Gian Mario Rossignolo che intendeva produrre a Termini i mini Suv. Non ultima la Blutec che, nel 2017 sembrava avere tutte le carte in regola e alla quale Invitalia aveva concesso un finanziamento da 20 milioni di euro. Sul come siano stati utilizzati questi fondi ormai indagano pm e finanza. Tutti flop incasellati negli anni, alcuni dei quali finiti in guai giudiziari, altri scomparsi nel nulla. E, nel frattempo, sono stati spesi 100 milioni per garantire da quasi dieci anni la cassa integrazione che, a volte, sembra essere stato l’unico reale interesse da tutelare”.

“Si abbia ora la forza di trovare aziende in grado di creare produzione e occupazione vere – dice Albanese – . I sindacati per primi pretendano che chiunque abbia un progetto d’investimento per l’area di Termini Imerese inizi facendo assunzioni e non cercando di protrarre, ancora chissà per quanto tempo, una situazione di precarietà che continua a svuotare le casse pubbliche, mortificando e depauperando la cultura imprenditoriale di un intero territorio. Chi si candida per fare impresa inizi col piede giusto e anche le agevolazioni garantite da Stato e Regione vengano concesse sulla base della produzione e dell’occupazione creata. Se non ci sono queste premesse allora si cambi completamente strada. La storia degli ultimi dieci anni a Termini Imerese è infatti uno schiaffo all’impresa, alla produzione e al lavoro”.

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