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Trasporti: la Sicilia ha strade colabrodo ma sogna grandi aeroporti



Nell’Isola in cui un ponte poco più lungo di 500 metri è crollato da quattro anni dividendo la Sicilia in due (il dieci aprile scorso l’Imera ha festeggiato l’ultimo anniversario) e dei collegamenti provinciali disastrati, non si smette mai di sognare in termini di trasporti. E si sogna in grande, tanto non costa. I sogni si chiamano aeroporti: strisce di asfalto capaci di convogliare turisti, merci e affari (sempre nei sogni).

Così se il sistema siciliano non riesce a tenere in piedi quattro aeroporti principali nell’Isola con Palermo e Catania che vanno molto bene mentre Comiso e Trapani affondano, la nuova suggestione viene dalla lontana Australia e porta la firma del manager Peter Iellano e della sua società “Victoria Aviation Group”. La nuova società si è presentata nel corso di un convegno alla Kore di Enna. La società ha già i suoi manager: con il presidente del Cda, Maurizio Severino e Salvatore La Placa, rappresentante del capitale che erano presenti all’incontro di Enna al quale hanno partecipato anche il presidente della Kore, Cataldo Salerno; Elio Galvagno, sindaco di Centuripe; e Carmelo Scravaglieri, sindaco di Catenanuova. Obiettivo è quello di costruire una striscia di asfalto a Centuripe con annessi servizi che possa funzionare da seconda pista per l’aeroporto di Catania, un ampliamento dello scalo etneo che da poco ha acquisito anche le quote di Soaco, società di gestione di Comiso. La progettazione vedrà protagonista l’Università Kore di Enna.

Il progetto prevede la realizzazione delle nuova pista da 4 o cinque chilometri che consentirà l’atterraggio di voli cargo e jumbo carichi (si spera) di merci e turisti. Nel progetto è previsto anche un centro di manutenzione dei velivoli, con una stazione di rimessaggio e auto-officina degli aerei, unica in Italia, e, ovviamente, tutte le infrastrutture viarie di collegamento con l’aeroporto di Catania. “Il costo previsto, che oscilla tra 1-1,5 miliardi di euro sarà coperto esclusivamente da capitali privati”, è stato puntualizzato nel corso dell’incontro. “Una straordinaria opera che”, è stato evidenziato, “al netto della manodopera per la realizzazione dei lavori, dovrebbe dare occupazione a più di 2 mila persone. Un eccezionale volano di sviluppo per l’intera Sicilia, e finalmente anche per l’entroterra, che naviga agli ultimi posti nel settore turistico”.

Non è la prima volta che in Sicilia si pensa alla costruzione di un nuovo aeroporto. All’inizio degli anni Duemila il sogno si è inseditao ai piedi della Valle dei Templi, progettando di trasformare una pista per voli turistici in uno scalo capace di convogliare viaggiatori a pochi chilometri dal Tempio della Concordia. Correva l’anno 2007 e gli amministratori locali descrivevano già come “una realtà” lo scalo.

Oggi raggiungere Punta Raisi da Agrigento è una Odissea degna di Ulisse per le condizioni della strada che collega la città al capoluogo e molti viaggiatori scelgono Catania. Ma degno di nota era anche il derby tutto messinese tra due progetti: l’aeroporto dei Nebrodi e quello di Pace del Mela che avrebbe dovuto essere realizzato da un imprenditore indiano innamorato delle isole Eolie. E ancora oggi non si è in grado di creare delle coincidenze utili per permettere ai messinesi di raggiungere lo scalo di Reggio Calabria, distante trenta chilometri (compreso lo Stretto) dal centro della città peloritana.
In tempi più recenti si era parlato di un aeroporto intercontinentale da costruire con capitali cinesi in provincia di Enna. Anche questo un sogno rimasto solo sulla carta.

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