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Mafia, eolico: indagine sui permessi rilasciati dalla Regione siciliana

La presentazione di emendamenti in Parlamento in cambio di una promessa di 30mila euro. E’ questa la contestazione al sottosegretario leghista ai Trasporti Armando Siri avanzata dai magistrati di Roma e Palermo. Siri è finito sotto inchiesta per corruzione con altre nove persone, nell’ambito di accertamenti svolti dalla Direzione investigativa antimafia di Trapani, per conto della procura di Palermo.

L’indagine, condotta in parallelo anche dai magistrati di Roma, ipotizza uno scambio di favori, utilità e denaro per agevolare aziende considerate vicine a un imprenditore dell’eolico, Vito Nicastri, di Alcamo (Trapani), ritenuto un prestanome del superlatitante Matteo Messina Denaro, che sarebbe suo socio occulto. Nicastri, da un anno agli arresti domiciliari anche da casa avrebbe continuato, tramite un familiare, a manovrare per fare affari: oggi è tornato dietro le sbarre. Tra gli indagati anche un docente universitario, Paolo Arata che negli anni scorsi è stato uno dei sette professori a cui Matteo Salvini ha affidato la stesura del programma di governo della Lega.

Al centro delle verifiche disposte dai pool coordinati, a Palermo, dal procuratore aggiunto Paolo Guido e, nella Capitale, dall’aggiunto Paolo Ielo, una serie di permessi gestiti dalla Regione Sicilia, con l’assessorato all’Energia. Il fine ultimo di Nicastri sarebbe stato quello di fare approvare una normativa che avrebbe previsto ulteriori incentivi e finanziamenti negli investimenti nel campo delle energie alternative.

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